Interviste
Dieci domande a ...
06.09.2009
Daniela Banfi
Moglie e mamma di due figli, impiegata a tempo pieno, sportiva e "giornalista" per Spirito Trail nel tempo libero;
Daniela Banfi è un mix di tutte queste cose, cittadina ma sicuramente anche montagnina dal punto di vista della
sensibilità e della passione. Andiamo a conoscerla!
(by A. Defrancesco)
Dove abiti e cosa fai nella vita?
Abito a Rho, dove sono nata il 14 giugno 1963, in provincia di Milano, lontana dalle montagne ed in piena pianura padana. Nella vita di tutti i giorni lavoro, come impiegata, in un’industria farmaceutica.
Da quanto tempo corri in montagna?
In realtà non da tantissimo tempo. La mia prima gara in montagna è stata appunto la Biella Monte Camino del 2004, mi buttai senza sapere bene cosa andavo a fare. Ho continuato a correre su asfalto, partecipando a maratone e mezze, ma anche a campestri e tapasciate varie e quando arrivava l’estate allora avevo i miei appuntamenti ai quali per nulla al mondo sarei mancata.
Così nel 2005 il sabato precedente alla Biella Monte Camino c’era la Monza Resegone, così con alcuni amici decidemmo di dare la Mo-RE-Bi-Ca, cioè correre da Monza fino alla capanna Alpinisti Monzesi, una volta arrivati in piena notte riscendere fino ad Erve salire in macchina e andare a Biella per arrivare in cima al Camino. Solo uno di noi riuscì nell’impresa, io mi ritirai nell’ultimo tratto, salii al Camino con la cestino via.
Come è nata questa passione?
E’ stato Mau (Scilla, ndr) a farmi conoscere questo mondo, con i suoi racconti e poi sono curiosa di natura e quando qualcosa stuzzica il mio interesse non ci metto molto a mettermi alla prova.
Cosa vuol dire per una persona di città correre in montagna?
Non so se sia diverso per una persona di città o meno, ma per me correre/camminare, insomma cimentarmi in corse in montagna è libertà, è respirare a pieni polmoni, è ammirare la grandezza della natura, è arrivare in cima e fare un girotondo intorno al mondo, è mettermi alla prova, vincere le mie paure, fare della fatica una forza, è fare pace con il caos che mi regna dentro.
Quante gare fai ogni anno?
Non so, non le ho mai contate, dipende dagli anni. Lo scorso anno ad esempio ho partecipato alla Biella Monte Camino, al Bangher, alla 42 del Trail del Monte Casto, al Gran raid delle Prealpi Trevigiane, alle Porte di Pietra, quest’anno alla CCC, senza però portarla a termine, fermata al cancello di Vallorcine, ma il prossimo anno tenterò di nuovo.
Come ti alleni e quanto?Ti prepari tabelle di allenamento?
Il 2009 è un anno particolare per una serie di motivi non riesco ad allenarmi quanto servirebbe e quanto vorrei.
Prima correvo quattro volte a settimana, cercando di trovare il modo di prepararmi adeguatamente per la montagna con quello che avevo in città. Seguivo una tabella di allenamento e almeno una volta alla settimana andavo alla montagnetta di Milano, che non è molto, ma è comunque un posto dove poter fare dei collinari e delle salite di qualche centinaio di metri. Nei fine settimana se riuscivo andavo in Val D’Aosta o nel lecchese.
Hai famiglia?
Sì, ho due figli, Mattia di quasi 23 anni e Mirco di 10. Ho un lavoro a tempo pieno ed una casa da portare avanti e non è facile conciliare la corsa con tutti gli impegni, bisogna avere motivazioni molto forti e a volte queste vengono a mancare. Credo che per una donna con famiglia sia ancora più complicato riuscire ad allenarsi soprattutto se le montagne non le hai fuori casa, solo il tempo per raggiungerle toglie tempo a quello che si ha a disposizione. Se riesco alle gare porto con me mio figlio piccolo, e lo lascio con qualche amico non corrente. Insomma non è facile si combatte tra doveri, sensi di colpa e desiderio di fare qualcosa per se stessi.
La mia più grande soddisfazione? La delusione più cocente?
Ma non saprei rispondere così a freddo, forse perché di grandi, grandi soddisfazioni non ne ho ancora provate, ma riuscire ad essere alla partenza di una gara è sempre una grande cosa, arrivare in fondo, superare le difficoltà, incontrare nuovi compagni di viaggio. La delusione più cocente è forse non essere riuscita ad allenarmi a sufficienza per riuscire a portare a termine la CCC.
Quali insegnamenti hai tratto da questo sport?
Il rispetto, la pazienza, la semplicità delle persone che lo praticano, la grande forza che ognuno di noi possiede nascosta da qualche parte.
Il tuo sogno nel cassetto?
Beh…per ora è solo ritrovarmi. Poi vorrei concludere ciò che quest’anno ho lasciato all’80km.
Come giudichi i trail del biellese?
Non posso che pensarne bene. Sono organizzati ottimamente, da persone che amano quello che fanno e questo si sente.
Alla fine dell'intervista Daniela mi scrive...
...
Dopo averti scritto sono andata nel sito è ho dato un’occhiata alle interviste, ma sono tutti atleti/e. Io sono solo una che ama buttarsi nelle cose. Tutto ciò che è nuovo mi piace sperimentarlo, non ho grandi doti e arrivo in fondo alla classifica a chi può interessare cosa faccio, come lo faccio e cosa mi da?
Sai cosa mi ha sbalordito nei giorni passati a Chamonix per L’Utmb? Le donne ce n’erano veramente tantissime, in gran parte straniere.
Come ti ho già scritto per una donna è tutto un filo più complicato, se non hai famiglia riesci credo a gestirti abbastanza bene, se invece come me ed altre hai un lavoro a tempo pieno, un marito, dei figli, una casa tutto si complica. Se i figli sono grandi si possono arrangiare, quando non ci sei, se sono piccoli devi sempre chiedere a qualcuno di curarteli non sempre lo puoi fare e non sempre si ha qualcuno disposto a farlo.
Spesso mi svegliavo al mattino all’alba (in modo da essere di ritorno presto) e uscivo a correre, mi ero creata un percorso intorno al quartiere dove abito in modo da passare sotto casa spesso, ho provato anche ad andare in montagnetta a Milano che era ancora buio, alle sei del mattino, con personaggi strani che bazzicavano lì in giro chissà a far cosa, o che dormivano in macchina, perché sui sentieri di montagna forse i pericoli sono altri, ma in città non sai chi puoi trovare dietro un angolo. Una mattina intorno alle 5.30 ho trovato due rumeni che stavano cercando di rubare la batteria del nostro camper posteggiato sotto casa, non so come ho fatto, forse perché non me li aspettavo, ma mi sono fermata e gli ho chiesto cosa stessero facendo di andarsene uno dei due agitava una cacciavite e mi chiedeva cosa volessi, ed io continuavo a ripetergli di andarsene che il camper era mio, questi sono rimasti lì un attimo e poi sono saliti sulla loro macchina e se ne sono andati. La donna è stata denominata “il sesso debole, ma non credo sia proprio così, forse è solamente meno forte fisicamente, ma possiede una grande forza interiore che l’aiuta a superare molte difficoltà.
...
Nella vita ci sono alti e bassi, il fiume scorre e, noi con lui, le montagne sono immobili, sempre lì ad attenderci, quando avremmo voglia di tornare, maestose, imponenti, ad ascoltare il vento e a fare pace con il mondo..
Daniela, ma ti sembra poco quello che ci hai scritto? Ti domandi a chi può interessare quello che fai? A me sembra proprio che quello che tu racconti descriva bene (soprattutto per le donne) quello che ognuno di noi è. Perciò ....grazie!!
(by A. Defrancesco)
Dove abiti e cosa fai nella vita?
Abito a Rho, dove sono nata il 14 giugno 1963, in provincia di Milano, lontana dalle montagne ed in piena pianura padana. Nella vita di tutti i giorni lavoro, come impiegata, in un’industria farmaceutica.
Da quanto tempo corri in montagna?
In realtà non da tantissimo tempo. La mia prima gara in montagna è stata appunto la Biella Monte Camino del 2004, mi buttai senza sapere bene cosa andavo a fare. Ho continuato a correre su asfalto, partecipando a maratone e mezze, ma anche a campestri e tapasciate varie e quando arrivava l’estate allora avevo i miei appuntamenti ai quali per nulla al mondo sarei mancata.
Così nel 2005 il sabato precedente alla Biella Monte Camino c’era la Monza Resegone, così con alcuni amici decidemmo di dare la Mo-RE-Bi-Ca, cioè correre da Monza fino alla capanna Alpinisti Monzesi, una volta arrivati in piena notte riscendere fino ad Erve salire in macchina e andare a Biella per arrivare in cima al Camino. Solo uno di noi riuscì nell’impresa, io mi ritirai nell’ultimo tratto, salii al Camino con la cestino via.
Come è nata questa passione?
E’ stato Mau (Scilla, ndr) a farmi conoscere questo mondo, con i suoi racconti e poi sono curiosa di natura e quando qualcosa stuzzica il mio interesse non ci metto molto a mettermi alla prova.
Cosa vuol dire per una persona di città correre in montagna?
Non so se sia diverso per una persona di città o meno, ma per me correre/camminare, insomma cimentarmi in corse in montagna è libertà, è respirare a pieni polmoni, è ammirare la grandezza della natura, è arrivare in cima e fare un girotondo intorno al mondo, è mettermi alla prova, vincere le mie paure, fare della fatica una forza, è fare pace con il caos che mi regna dentro.
Quante gare fai ogni anno?
Non so, non le ho mai contate, dipende dagli anni. Lo scorso anno ad esempio ho partecipato alla Biella Monte Camino, al Bangher, alla 42 del Trail del Monte Casto, al Gran raid delle Prealpi Trevigiane, alle Porte di Pietra, quest’anno alla CCC, senza però portarla a termine, fermata al cancello di Vallorcine, ma il prossimo anno tenterò di nuovo.
Come ti alleni e quanto?Ti prepari tabelle di allenamento?
Il 2009 è un anno particolare per una serie di motivi non riesco ad allenarmi quanto servirebbe e quanto vorrei.
Prima correvo quattro volte a settimana, cercando di trovare il modo di prepararmi adeguatamente per la montagna con quello che avevo in città. Seguivo una tabella di allenamento e almeno una volta alla settimana andavo alla montagnetta di Milano, che non è molto, ma è comunque un posto dove poter fare dei collinari e delle salite di qualche centinaio di metri. Nei fine settimana se riuscivo andavo in Val D’Aosta o nel lecchese.
Hai famiglia?
Sì, ho due figli, Mattia di quasi 23 anni e Mirco di 10. Ho un lavoro a tempo pieno ed una casa da portare avanti e non è facile conciliare la corsa con tutti gli impegni, bisogna avere motivazioni molto forti e a volte queste vengono a mancare. Credo che per una donna con famiglia sia ancora più complicato riuscire ad allenarsi soprattutto se le montagne non le hai fuori casa, solo il tempo per raggiungerle toglie tempo a quello che si ha a disposizione. Se riesco alle gare porto con me mio figlio piccolo, e lo lascio con qualche amico non corrente. Insomma non è facile si combatte tra doveri, sensi di colpa e desiderio di fare qualcosa per se stessi.
La mia più grande soddisfazione? La delusione più cocente?
Ma non saprei rispondere così a freddo, forse perché di grandi, grandi soddisfazioni non ne ho ancora provate, ma riuscire ad essere alla partenza di una gara è sempre una grande cosa, arrivare in fondo, superare le difficoltà, incontrare nuovi compagni di viaggio. La delusione più cocente è forse non essere riuscita ad allenarmi a sufficienza per riuscire a portare a termine la CCC.
Quali insegnamenti hai tratto da questo sport?
Il rispetto, la pazienza, la semplicità delle persone che lo praticano, la grande forza che ognuno di noi possiede nascosta da qualche parte.
Il tuo sogno nel cassetto?
Beh…per ora è solo ritrovarmi. Poi vorrei concludere ciò che quest’anno ho lasciato all’80km.
Come giudichi i trail del biellese?
Non posso che pensarne bene. Sono organizzati ottimamente, da persone che amano quello che fanno e questo si sente.
Alla fine dell'intervista Daniela mi scrive...
...
Dopo averti scritto sono andata nel sito è ho dato un’occhiata alle interviste, ma sono tutti atleti/e. Io sono solo una che ama buttarsi nelle cose. Tutto ciò che è nuovo mi piace sperimentarlo, non ho grandi doti e arrivo in fondo alla classifica a chi può interessare cosa faccio, come lo faccio e cosa mi da?
Sai cosa mi ha sbalordito nei giorni passati a Chamonix per L’Utmb? Le donne ce n’erano veramente tantissime, in gran parte straniere.
Come ti ho già scritto per una donna è tutto un filo più complicato, se non hai famiglia riesci credo a gestirti abbastanza bene, se invece come me ed altre hai un lavoro a tempo pieno, un marito, dei figli, una casa tutto si complica. Se i figli sono grandi si possono arrangiare, quando non ci sei, se sono piccoli devi sempre chiedere a qualcuno di curarteli non sempre lo puoi fare e non sempre si ha qualcuno disposto a farlo.
Spesso mi svegliavo al mattino all’alba (in modo da essere di ritorno presto) e uscivo a correre, mi ero creata un percorso intorno al quartiere dove abito in modo da passare sotto casa spesso, ho provato anche ad andare in montagnetta a Milano che era ancora buio, alle sei del mattino, con personaggi strani che bazzicavano lì in giro chissà a far cosa, o che dormivano in macchina, perché sui sentieri di montagna forse i pericoli sono altri, ma in città non sai chi puoi trovare dietro un angolo. Una mattina intorno alle 5.30 ho trovato due rumeni che stavano cercando di rubare la batteria del nostro camper posteggiato sotto casa, non so come ho fatto, forse perché non me li aspettavo, ma mi sono fermata e gli ho chiesto cosa stessero facendo di andarsene uno dei due agitava una cacciavite e mi chiedeva cosa volessi, ed io continuavo a ripetergli di andarsene che il camper era mio, questi sono rimasti lì un attimo e poi sono saliti sulla loro macchina e se ne sono andati. La donna è stata denominata “il sesso debole, ma non credo sia proprio così, forse è solamente meno forte fisicamente, ma possiede una grande forza interiore che l’aiuta a superare molte difficoltà.
...
Nella vita ci sono alti e bassi, il fiume scorre e, noi con lui, le montagne sono immobili, sempre lì ad attenderci, quando avremmo voglia di tornare, maestose, imponenti, ad ascoltare il vento e a fare pace con il mondo..
Daniela, ma ti sembra poco quello che ci hai scritto? Ti domandi a chi può interessare quello che fai? A me sembra proprio che quello che tu racconti descriva bene (soprattutto per le donne) quello che ognuno di noi è. Perciò ....grazie!!


